
Uno dei libri più famosi di Antonin Artaud è Le Théâtre et son double (“Il teatro e il suo doppio”, libro del 1938).
Potremmo parlare anche di “L’arte e il suo doppio”.
Il doppio è il riflesso di qualcuno o qualcosa, di un aspetto o di un essere identici o affini. Nella religione dell’antico Egitto, il doppio era l’immagine impalpabile del morto, un’immagine che doveva rimanere con il defunto finché il corpo non veniva distrutto.
C’è anche una dualità tra l’occhio dell’artista, che crea, e l’occhio della persona che, nel pubblico, guarda l’opera artistica.

Come se molte cose e almeno certe persone avessero il loro riflesso, il loro doppio. Tanto più che si può (e si deve) giocare con le parole. Il riflesso è certo l’immagine, la rappresentazione di qualcuno o qualcosa, ad esempio di un soggetto artistico. Ma è pure la tonalità luminosa che cambia a seconda dell’illuminazione.
A tal punto, tra l’occhio che crea e l’occhio che guarda, In “Le Théâtre et son double“, Antonin Artaud scriveva: “Si può rimproverare al teatro così com’è praticato una terribile mancanza di immaginazione. Il teatro deve essere uguale alla vita, (…) a una specie di vita liberata, (…) e in cui l’uomo non è altro che un riflesso”.
La pittura, così come troppo spesso viene praticata, denota una grande mancanza di immaginazione. L’arte dovrebbe condurre a una libertà in cui l’arte e l’artista, o il pittore e il suo dipinto, e pure l’artista e il conoscitore d’arte, diventano due riflessi, metà, doppi.

Questa è poi semplicemente la teoria delle corrispondenze, cioè la dottrina secondo la quale l’universo è composto da un certo numero di elementi che corrispondono tra loro, oppure per dirlo meglio possono rispondersi reciprocamente tra loro in un dialogo di simboli, come ha espresso Baudelaire nella sua famosissima poesia “Corrispondenza”.
Un dipinto può così far nascere confronti, immagini e corrispondenze, e anche due dipinti quando formano una sorta di dittico.
Allora due dipinti, esprimendo la dialettica tra l’occhio dell’artista e l’occhio del pubblico, formano una composizione letteraria, pittorica, artistica oppure umana fatta di due parti, che si rispondono a vicenda. Si dice spesso, senza pensarci, che l’unità sarebbe superiore alla dualità e alla molteplicità. Ma questo non è vero, ogni volta che nella creazione pittorica, la molteplicità e la dualità nascono dall’unità e rimangono profondamente legate ad essa.

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