Il PROF. FRANCO DONATINI
PARLA DI
Vanessa Katrin



Vanessa Katrin ha davvero bruciato le tappe per giungere, già alla sua età, a un livello di maturità e intensità espressivaveramente sorprendente. La sua vocazione artistica si manifesta precocemente, già da bambina, vincendo un premio internazionale di disegno indetto dalla Città del Vaticano. II suo sviluppo artistico è stato rapido, reso possibile da un impegno intenso e allo stesso tempo da un’innata sensibilità e capacità pittorica. Dopo una fase di attività artistica nel suo paese di origine, si trasferisce in Italia e sceglie Firenze come patria adottiva.

Quello con Firenze è un amore a prima vista che prelude alla instaurazione di un forte legame di natura storica e intellettuale. La sua fama cresce rapidamente, divenendo una delle espressioni artistiche più interessanti nel panorama dei pittori di oggi. Il percorso pittorico di Vanessa parte da un’impostazione essenzialmente impressionista, sia sul piano dei soggetti che di quello delle tecniche e del linguaggio. I suoi quadri ricordano le tele di Monet, soprattutto nei paesaggi e negli ambienti, ma l’impressionismo è solo il punto di partenza; forse, a livello interiore, rappresenta la nostalgia di un mondo che ama, il collegamento a una tradizione e a un movimento che ha scritto una pagina memorabile nella storia della pittura europea. Ma, come dicevo, è solo il punto di partenza per passare a una lettura in chiave espressionista.

L’impostazione espressionista è evidente nel ribaltamento tra oggetto e soggetto rispetto all’impressionismo. Nella pittura di Vanessa Katrin c’è sempre la presenza forte e intensa dell’artista, sia nei paesaggi che nelle figure, della sua interiorità con le emozioni e i turbamenti che la vita e l’arte comportano. C’è la tendenza irresistibile a vedere nel mondo esterno, oggetto dei suoi quadri, la natura umana con la sua soggettività, il suo bagaglio interiore di esperienze, il travaglio e l’angoscia dell’esistenza e allo stesso tempo il sogno di superarli attraverso l’espressione artistica.

Il mondo dei suoi quadri non è quello che impressiona l’occhio dell’artista attraverso i suoi colori e le sue immagini, ma quello interiore, vissuto intensamente e solo casualmente impressionato dal rapporto fisico con l’esterno. Se c’è un rapporto con la realtà esterna, questo è senz’altro di tipo storico e intellettuale, direi anche spirituale, nel coinvolgimento dell’interiorità in un processo storico artistico che viene da lontano ma è riproposto in chiave moderna. ll superamento artistico del passato e la sua adesione alla modernità, nella pittura di Vanessa Katrin, avviene con l’introduzione di un dinamismo che interessa tutte le cose. Un dinamismo fisico permea i paesaggi che l’effetto degli elementi naturali, la luce che va e viene, l’aria mossa dal vento, l’ondeggiare dell’acqua rendono mutevoli e sospesi, colti nell’attimo di sparire o di trasformarsi. Ma soprattutto un dinamismo spirituale, smorzando i contorni e la forma esteriore, dà vita alle figure, caricandole di intensità emotiva, esprimendone l’interiorità e il disagio esistenziale. L’introduzione del movimento, rispetto alla staticità della pittura tradizionale è opera del futurismo. I quadri di Vanessa hanno in sé questo riferimento, soprattutto nei paesaggi, che tuttavia si estende in maniera originale alla figura umana, operazione che i futuristi non avevano fatto, caratterizzandosi come un forte elemento di novità della sua pittura. Negli ambienti cittadini sembra emergere il movimento della folla, le marine sono come spazzate dal vento, le barche sembrano ondeggiare sull’acqua mossa da un gioco di luci e colori. Ma sono soprattutto le figure a evocare questo movimento che è allo stesso tempo esteriore e interiore. La figura femminile, con i contorni sfumati nel paesaggio marino, sembra travolta dagli elementi naturali, spazzata dal vento e allo stesso tempo sfumata nella marina, operando una efficace corrispondenza con il senso di abbandono interiore, quasi una inconsapevole bramosia di identificazione con la natura, di “naufragare in questo mare” nell’accezione poetica leopardiana. L’altro elemento da sottolineare è una intrinseca sinestesia nell’arte di Vanessa Katrin, in cui emerge un intersecarsi di diversi campi sensoriali.

Sensazioni visive e uditive sono presenti e vive e, accanto a una sceneggiatura dinamica, appare una narrazione poetica e insieme una melodia musicale. L’elemento musicale è vivo e pregnante e rende questa pittura polisemica anche sul piano del linguaggio comunicativo. Appunto il linguaggio, l’altra componente dell’espressione artistica, il cosiddetto significante. Per ora ho sottolineato soltanto la modernità sul piano del significato, ma ad essa corrisponde anche un’altrettanta modernità su quello del significante. La complessità dei significati di questa pittura non poteva non avere una corrispondenza nel linguaggio e nello stile. La tecnica pittorica di Vanessa Katrin è raffinata e complessa. Si incrociano tecniche diverse che vanno dalla grafica all’acquerello, all’olio, fino a una fusione delle stesse per arrivare a una tecnica mista estremamente riuscita.

Questa tecnica si basa sulla sintesi tra segno e colore. Il tratto è rapido e vibrante, segue l’idea, tracciandone la forma, con un approccio quasi di scultura per sbozzare la materia prima di aggiungere l’elemento cromatico. Il colore è sensibile agli elementi atmosferici e luministici, si rende liquido attraverso l’immediatezza dell’acquerello conservando la forza del segno oppure, attraverso la sostanza dell’olio, si addensa nei primi piani divenendo poi sfumato e trasparente in quelli successivi con un forte senso spaziale che trasporta irresistibilmente nel contesto dell’opera. In sintesi si tratta di una pittura complessa, che si alimenta alla cultura, e insieme all’esperienza emozionale dell’artista, frutto di una ricerca profonda sia sul piano del significato che del significante, di un dialogo interiore che si allarga alle problematiche esistenziali collegandosi al sentire universale, in grado di cogliere e di tradurre in maniera poetica gli aspetti più rilevanti della nostra modernità.

Franco Donatini, testo critico per la mostra di Vanessa Katrin, Palazzo Pucci, Firenze, 2016